Danilo Arona "Rock" (Horror.it)

copertina estratta dal sito, potrebbe non rappresentare la definitiva in stampa

Questo romanzo, al momento in cui scrivo, non si trova ancora in libreria (ma pare che presto verrà stampato con l'aggiunta di capitoli inediti); finora è stato possibile scaricarlo gratuitamente dal suo sito ufficiale e, secondo me, ne vale la pena, specie se ascoltate il Rock (quello vero, e non me ne vogliano i fans di Ligabue).
A me è capitato di scoprirlo l'estate scorsa, proprio in un periodo in cui ero dentro alla musica anni '70; l'Heavy Psychedelia, l'Hard Blues e la versione contemporanea che è lo Stoner, con gruppi come Pentagram, Church Of Misery, Goatsnake, Electric Wizard, Kyuss, Alabama Thunder Pussy, Acid King, Sleep e tutto il repertorio del Rock legato, in particolare, all'etichetta cult di San Francisco, la Man's Ruin di Frank Kozik.
Con questa colonna sonora adeguata, più che altro alla parte del romanzo che si svolge tra gli anni '60 e '70, mi sono addentrato (un po' prevenuto) nel romanzo di Arona, che inizia in maniera ermetica (ma procedendo tutto diventa chiaro), alla scoperta di ciò che si nasconde dietro alla misteriosa morte di Jimi Hendrix, e alla capacità di emularlo che possiede un talentuoso musicista di colore, tale Sam Hain (i conoscitori di miti e leggende non tarderanno a rabbrividire nel riconoscere questo nome), che si unisce a una band Rock nostrana, i Privilege, in giro per l'Italia nel tentativo inutile (lo sarebbe anche oggi) di far conoscere della buona musica ai nostri compaesani (chi vuole redimersi perchè non si butta sul nuovo album dei Verdena?).
Il bello è che, nei paesi da cui passano i Privilege, scompaiono misteriosamente delle ragazzine, che poi ritroviamo prigioniere in una sorta di limbo...
Tanto per usare dei paragoni (cosa brutta perchè non necessaria) che possano rendere l'idea del genere a cui ci troviamo di fronte, a me questo romanzo ha un po' ricordato il capolavoro "It" di Stephen King e, in misura minore, il "Candyman" di Clive Barker (spero che tutto ciò possa considerarsi un complimento).
Io l'ho trovato un romanzo interessante e appassionante (quindi ho dovuto ricredermi, dopo le riserve iniziali) che, pur rifacendosi ai maestri anglosassoni dell'Horror, mantiene comunque una propria identità, pure nazionale.
Speriamo che l'autore ritorni presto a colpire.

Niccolò

Jimi Hendrix