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Douglas Coupland "Generazione shampoo" (Tea)
![]() L'autore canadese, che studia le varie generazioni contemporanee, quella X, quella dopo Dio, quella dei Microservi, quella della fidanzata in coma, questa volta ha preso in considerazione la "shampoo", quella per cui conta molto la marca di shampoo e ammorbidente (impensabile vivere senza!). E così il protagonista, l'io narrante, appassionato di camere d'albergo (ognuno ha le proprie fissazioni, no?) e figlio di una ex-hippie di cui deve sopportare le ideologie, si trascina tra situazioni alla "Meno di zero" di ellisiana memoria, una fidanzatina come tante e di cui non è innamorato, amici odiosi e fighetti, un'amante francese conosciuta durante il viaggio in Europa, la vita da provincia americana dove non c'è nulla da fare se non fare gite agli ipermercati e ai centri commerciali (come la feroce provincia italiana descritta da Aldo Nove, no?). Amaro (un po' più di "Generazione X") e tragicomico (come gli altri scritti dello stesso autore). C'è da notare come i veri scrittori, che appartengano al realismo magico latino-americano o al minimalismo americano (come in questo caso), quelli cioè che non si danno ai bestseller (quest'ultimi forse sarebbe meglio chiamarli narratori, e che nulla di meno hanno, secondo me, rispetto agli scrittori propriamente detti), non mettano su delle trame vere e proprie, quanto delle pantomime della vita reale (come quando uno legge "Microservi" e dice, cavoli, gli informatici sono proprio così!). E di solito ci presentano, in salsa agrodolce, gli aspetti divertenti (perchè terrificanti) e terrificanti (perchè divertenti) delle nostre esistenze. Pessimismo, ma (qualche volta) col sorriso, questo sono i veri scrittori. D'altra parte Houellebecq scrive, e forse non del tutto a torto, che "se si ama la vita, non si legge" (nè, d'altronde, si va al cinema). Agli altri interessa raccontare una bella storia avvincente, e possibilmente farci tanti bei soldi (e un film, con relativi gadget). Niccolò |