Andrew Crumey "Il professore, Rousseau e l'arte dell'adulterio"
(Ponte Alle Grazie)


Questa volta ci troviamo di fronte a un romanzo complesso (e non mi capita spesso di leggerne, ultimamente). Sulla copertina viene riportata la definizione "thriller filosofico", che potrebbe essere azzeccata per il genere trattato, ma che può trarre in inganno l'ignaro acquirente.
Infatti non ci sono elementi che caratterizzi il genere thriller classico come omicidi efferati, inseguimenti, piani malvagi e macchinazioni da brivido... o meglio, c'è tutto questo, ma rivisto in chiave intellettuale; quindi pochissima azione e molto disquisire.
Ci troviamo in un thriller filosofico, e questo significa che ci saranno indagini su strane teorie, e gli effetti (spesso deleteri) che queste possono avere sulle esistenze dei personaggi.
Come punto di partenza per la descrizione del romanzo comincerei dal fatto che presenta tre storie: inizialmente queste sembrano avere poco a che fare l'una con l'altra. La prima riguarda l'ottantenne e ingenuo professor Mee che, nel tentativo di rintracciare la fantomatica Enciclopedia di Rosier (di cui possiede un frammento che parla della borgesiana setta degli Xanti, uomini convinti che il fuoco sia un essere vivente) finisce con lo scoprire il lato pornografico di Internet... e dell'esistenza umana, che da anni ignora, rinchiuso com'è da sempre nel suo piccolo mondo fatto di libri polverosi.
Poi c'è la vicenda di una coppia comica di epoca illuminista, Ferrand lo spilungone e Minard il tozzo, due pasticcioni che, per una serie di casualità, finiscono con il mettere in piedi una congiura di portata metafisica.
E infine c'è il professor Petrie, francesista dell'università, che comincia a concupire la giovane e angelica (?!?) studentessa Louisa, interessata alle vicende private della vita di Rousseau e Proust.
Le tre storie, naturalmente, sono destinate a incontrarsi durante gli sviluppi imprevedibili della vicenda, aprendo gli occhi del lettore su fatti sconcertanti, e perchè no, anche divertenti.
Leggendo da vari siti i commenti al romanzo, ho notato come alcuni lettori (anzi, lettrici) lo abbiano bollato di insensatezza (al solito; ciò che non si capisce è necessariamente senza senso); in realtà l'autore non fa altro che immaginare che un misterioso studioso del '700, tale Jean-Bernard Rosier, abbia scoperto con secoli di anticipo le teorie quantistiche dell'indeterminazione di Heisenberg e del gatto di Schrödinger e gli sviluppi logici dell'informatica (compresa la rete delle reti, il World Wide Web, nota ai più come Internet), in una sorta di delirio pseudo-steampunk illuminista.
Senza contare la teoria (condivisibile) dell'autore: molti di quelli che si danno ad attività creative come la letteratura o la musica (o il loro insegnamento, e lo dimostrano fatti di cronaca abbastanza recenti) lo fanno anche per ottenere più facilmente il favore delle fanciulle (come confessa lo stesso Rousseau).
In definitiva un ottimo romanzo, ricco di spunti intelligenti e divertenti, comico e sottilmente inquietante, dedicato però a un pubblico che possa essere in grado di comprenderlo.
Perle ai porci.

Niccolò