Philip K. Dick, un "eretico" della fantascienza

Philip K. Dick

Una domanda che sorge spontanea, dopo avere letto più e più volte tutta la sua produzione fantascientifica e parte di quella mainstream, oltre alle introduzioni di innumerevoli altri scrittori, traduttori, saggisti che regolarmente appaiono alla pubblicazione di una sua opera: di cosa parla esattamente Dick?
In effetti molte delle sue tematiche preferite, che ormai sono un marchio di fabbrica come la costituzione e/o il crollo di realtà fasulle, le imitazioni e i simulacri di esseri viventi, il nichilismo comico (e cosmico) che ammanta le vicende, sono stati abbondantemente trattate prima, contemporaneamente e dopo di lui, ma solo in rari casi con risultati altrettanto efficaci.
Quello che distingue Dick da amici e imitatori è che lui queste sensazioni le avvertiva, sulla propria pelle, nel profondo dello spirito, e non si tratta quindi di meri espedienti espressivi.
Esigenze...

Il dualismo maschio-femmina, innanzitutto. Gli uomini delle sue storie sono paranoici, prigionieri della propria incapacità di agire, pieni di dubbi e angosce. Le donne sono quasi sempre determinate, belle e... lasciatemelo scrivere, stronze.
Un esempio emblematico di questa tipologia è rintracciabile in "Ubik", dove Joe Chip, che pure è a capo di un'organizzazione di portata mondiale, è in definitiva un mezzo pezzente che si fa incastrare facilmente dalla crudele ma attraente Pat.
Per chi conosce la storia della vita di Dick, tutto questo è un palese riflesso della sua realtà quotidiana; la povertà cronica in cui si dibatteva, i numerosi matrimoni finiti con conseguenze disastrose.

E poi ci sono le passioni (ossessioni?), la politica prima, la religione poi. Le sue società future sono quasi sempre delle antiutopie platoniche di stampo comunista o fascista (spesso entrambe le cose).
La maggior parte delle volte i governi si rivelano molto più che truffaldini, usando dei fantocci come presidenti, ne "I simulacri" e "La penultima verità", annoverando degli uomini già morti, in "Illusione di potere", mascherando la verità, si, ma quale? in "La svastica sul sole".
Male che vada possono addirittura celare un complotto divino, "La fede dei nostri padri"... e proprio la metafisica prenderà poi il posto centrale della sua attenzione, prima spettante alle distopie (una per tutte la prima, "Il disco di fiamma").
Già dai tempi de "L'occhio nel cielo", il classico gruppo di personaggi alla "Dieci piccoli indiani" che Dick si divertirà a decimare, deve vedersela con divinità impazzite, malvage, invasive (e in questa cosmogonia deviata, come in molte altre caratteristiche, ricorda un altro americano famoso, Lovecraft).
Dopo la caduta di un gruppo di visitatori nel bevatrone di Belmont, otto persone tra di loro sconosciute e accomunate dallo stesso destino (l'incenerimento della piattaforma sulla quale sostavano), si ritroveranno a dovere rendere conto a una personificazione del divino da Antico Testamento, che si manifesta come occhio immenso nel cielo (e questo non è che l'inizio dell'odissea).

L'idea, che già contiene i semi della realtà virtuale (ciascuno genera un proprio mondo, che è la proiezione dei suoi desideri e delle sue paure), ritornerà spesso a perseguitare gruppi o singoli personaggi, dai coloni di "Le tre stimmate di Palmer Eldritch", schiavi della droga che ingoia la realtà fisica dell'universo fino all'Emmanuel di "Divina invasione", la seconda venuta di Dio sulla terra intesa come invasione aliena nascosta agli occhi di Belial, il vero padrone del pianeta.
Dio stesso, in una scissione che ricorda le cadute dei miti gnostici, non riconosce nella sua amica Sophia l'altra parte di se stesso, la sua Conoscenza assoluta, e anche per questo, per la mancanza di essa, si manifesta alle altre persone come uno schizofrenico.
E uno schizofrenico è pure il personaggio autobiografico di Horselover Fat (Philip, Filippo, amico dei cavalli, quindi horse lover, dick si può tradurre in tedesco come fat, grasso), il protagonista di "Valis" intorno a cui ruotano una serie di bizzarri personaggi, probabilmente veri amici di Dick, che si ritroveranno a conoscere la nuova venuta di Cristo sulla terra, questa volta nella forma di una bambina (che stranamente morirà poco dopo essersi presentata) allevata da una rock band.
Come successe a Dick, anche Horselover Fat viene investito dall'ormai celebre raggio rosa che lo lascia tramortito e pieno di informazioni (?), tanto che lo scrittore/personaggio si mette presto all'opera su di una monumentale e personale esegesi religiosa (dove ancora una volta viene raccontata una scissione, una perdita in seno alla divinità che ha creato l'universo).

Allora, di cosa parla Dick? Sulla difficoltà di relazionamento tra uomini e donne ci illuminano molti altri scrittori, anche nostrani (in fondo solo di questo, e poco altro, sanno parlarci gli scrittori veri, quelli mainstream, vero?).
Ci parla della nostra percezione di realtà, che molti scambiano per realtà (e questo è risaputo).
Ma soprattutto, e negli ultimi tempi, ci racconta insistentemente di un disastro cosmico e ontologico, che pare avere intuito dopo che è stato fulminato come San Paolo... non sulla via di Damasco, ma tant'è...
E molti debbono averlo preso sul serio, anche con risultati disastrosi, come i coniugi di quella coppia americana che, dopo avere tenuto degli ostaggi sotto tiro per diverso tempo, si sono sparati tra di loro, asserendo di poter risorgere nel nome di Philip K. (K. in omaggio a Kafka) Dick.
Uno scrittore o un profeta?

Niccolò