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James Ellroy "Tijuana, mon amour" (Bompiani)
![]() Ellroy è un grande, anche quando si impegna a scrivere un libretto così esiguo in termini di pagine (ottantacinque, ma piccole). Questa volta il noir è spassoso (più del solito), anche se non manca l'atmosfera nichilistica a cui sia il vecchio James che la vita quotidiana ci hanno abituati. La complicata vicenda è narrata in prima persona dal giornalista pulp Danny Getchell, e vede protagonisti, tra gli altri, anche Frank Sinatra (nemesi di Danny) e Sammy Davis Jr. (l'amico) in una coloratissima e scalcagnata scorribanda tra la città degli angeli e la messicana (proprio sul confine) Tijuana sulle tracce di un carico di pellicce. Raccontare ulteriormente la trama sarebbe un delitto, basti dire che ci sono poliziotti corrotti, peones spietati, scagnozzi scazzati, attricette lesbiche, attori con scheletri negli armadi e tutto il repertorio losangelesino a cui Ellroy ci ha abituati. Certo che il libretto non va sottovalutato leggendolo distrattamente... piuttosto bisogna mettersi in caccia e trovarlo nella più vicina libreria. Niccolò |
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James Ellroy "L'angelo del silenzio" (Bompiani)
![]() Decisamente un brutto libro, mi dispiace scriverlo, ma purtroppo è così. Un serial-killer che vorrebbe essere efferato ed interessante, ed invece non riesce mai ad essere completamente "reale". Seguiamo le vicende di Martin Plunket scritte da lui stesso in carcere, dall'infanzia ai suoi problemi psicologici alla sua maturazione di serial-killer. L'incontro della vita con un altro serial-killer, il loro amore e le loro scorribande per l'America uniti da un filo invisibile che li ricongiungerà alla fine. Ma è tutto noioso, prevedibile e con poca compartecipazione. Tutto scorre piatto, fino alle ultime cinquanta pagine, quando finalmente arriva l'ispettore Dusenberry, uno dei soliti grandi personaggi che solo Ellroy sa tratteggiare! Dusenberry fa parte della neonata sezione dedicata alla caccia ai serial-killer, ed è lui che scoprirà le tracce dei due assassini. Ne seguiamo le vicende reali e psicologiche dal suo diario. E sarà proprio questo suo diario l'inaspettato protagonista finale di questo romanzo. Una conclusione amara e profonda, come Ellroy ci ha ormai abituato ad aspettarci, ma questa volta non supportata da una trama avvincente e di livello superiore. Emanuela
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