Giorgio Faletti "Niente di vero tranne gli occhi" (Baldini Castoldi Dalai)


Il secondo, atteso, romanzo di Faletti è arrivato.
Atteso perchè in molti volevano leggere un altro appassionante thriller-noir all'americana scritto con un'ottica (è proprio il caso di dirlo, date le tematiche del romanzo) europea.
Atteso perchè critici e gelosi volevano vedere come sarebbe andata la seconda volta.
E' andata abbastanza bene. Non si tratta di un capolavoro, almeno per un lettore assiduo di thriller come me, ma in giro c'è di molto peggio. Diciamo che, come l'altra volta, per quanto mi riguarda, da 1 a 10 è un 7 (tanto per dirne una, Jeffery Deaver di solito oscilla tra l'8 e il 9, anche se l'ultimo che ha scritto è pure quello un 7).
Quello che piace dei romanzi di Faletti sono essenzialmente i personaggi; magari (proprio come fa rilevare Emanuela) alcuni sono un po' stereotipati, ma almeno sembrano veri (quante persone nella vita reale sono ugualmente stereotipate, addirittura prevedili!). Le trame risultano essere un po' meno valide, ma non si può certo dire che Faletti manchi di fantasia e di talento.
Per quanto riguarda la forma diciamo che l'autore dovrebbe trovare un maggiore equilibrio; nei due romanzi si trovano qua e là parti molto interessanti e altre quasi inutili, così come frasi quasi banali alternate con lampi di genio al limite della poesia nera. Un maggiore lavoro di limatura nella stesura definitiva e saremmo molto vicini alla perfezione.
Per quanto riguarda i contenuti, nelle sue trame non si trova nulla di completamente genuino o innovativo (critica che si può muovere persino a Stephen King, la maggior parte delle cui trame sono prese di sana pianta da altri autori, basti solo citare Richard Matheson e Robert Silverberg!), ma Faletti riesce comunque ad avvincere il lettore (tranne che in pochi passaggi) ed elementi già sfruttati altrove (vedi l'idea base del film "The Eye", quella del trapianto di occhi che "allarga" le percezioni del paziente) vengono comunque personalizzati.
A questo punto non resta che raccontare brevente la trama del romanzo: i personaggi principali sono due: Jordan Marsalis, un ex-tenente della polizia di New York, fratello del sindaco della metropoli, e Maureen Martini, giovane commissario della polizia romana, italo-americana, che è costretta a recarsi nella Grande Mela per un intervento chirurgico agli occhi.
Questi due personaggi, che inizialmente non si conoscono, incrocieranno le loro strade per mettersi a caccia di quello che sembrerebbe un serial killer, un uomo misterioso che uccide le sue vittime e poi fa assumere loro pose che ricordano i personaggi dei fumetti dei Peanuts (Linus, Lucy, Snoopy); umorismo macabro o qualcosa che affonda le sue radici nel passato?
Come è già successo nel precedente romanzo, le vittime dell'assassino sono tutti VIP (Very Important People), e tutti hanno degli scheletri dell'armadio. Ora, questo fatto sarà anche funzionale alla trama, ma viene da chiedersi se Faletti, lo scrittore malinconico e nerissimo, che ha frequentato il mondo dei VIP dello spettacolo, non voglia restituirci il senso di desolazione che ha rilevato in quella gente, tanto invidiata quanto spesso infelice e sola...
Per finire, questo romanzo sembra molto meno legato al modello di Deaver e stavolta non sono riuscito a capire chi era l'assassino (l'altra volta si, e circa a pagina 150!), anche se il movente risulta abbastanza chiaro fin dall'inizio.
Giudizio positivo, anche per un esterofilo come me!

Niccolò

Giorgio Faletti "Io uccido" (Baldini&Castoldi)


Sicuramente non è vero che Faletti sia il miglior scrittore noir italiano, e ancor più certa è l'incommensurabile distanza fra il suo romanzo e qualsiasi opera di Deaver, al quale l'autore sicuramente sembra rifarsi.
Per la prima volta il serial-killer di turno esercita a Montecarlo; e sarà compito di Frank Ottobre, agente dell'FBI con un passato doloroso, e il suo amico, il poliziotto francese Nicolas Hulot, cercare di catturarlo.
Prima di ogni omicidio l'assassino telefona ad una trasmissione radiofonica di radio Montecarlo e dà un indizio musicale; ma non è così facile riuscire a risolverlo in tempo.
Diciamo subito che almeno duecento pagine di questo romanzo avrebbero benissimo potuto essere tagliate; sicuramente la storia romantica è un po' troppo presente e poco interessante. Un'altra cosa che disturba molto è la continua descrizione delle vie e dei percorsi di Montecarlo; come se Faletti avesse avuto sempre davanti una bella piantina della città e ci tenesse a dimostrare che ne conosce bene la viabilità. Col risultato di appesantire la lettura con inutili descrizioni di salite, discese, rotonde ecc. ecc.
Inoltre sembra che Faletti abbia a tutti i costi voluto dare una nota caratteristica ad ognuno dei suoi personaggi; per cui molti rischiano di essere più degli stereotipi che degli archetipi; e paradossalmente sono molto più simpatici e veri i comprimari, primo fra tutti il vecchio proprietario di un negozio di dischi.
La lettura è in ogni caso leggera e piacevole, e il caso si dipana attraverso le canoniche sorprese, indagini e morti violente.
Se non si va troppo per il sottile, la storia può apparire ben congegnata; ma ad un lettore di Deaver o comunque di molti libri noir subito saltano all'occhio alcune trovate molto superficiali e facili.
Ad esempio Faletti non spiega assolutamente il criterio con cui il serial-killer sceglieva le sue vittime; è una cosa passata sotto silenzio.
Anche il solito uno contro tutti tra Ottobre e il padre di una delle vittime, con guardia del corpo al seguito, non sembra molto credibile, ma solo un espediente per aggiungere pathos alla vicenda.
Per essere un'opera prima è comunque apprezzabile, ma sicuramente molto ingenua e superficiale.

Emanuela


Il primo riferimento che viene in mente leggendo il romanzo di esordio di Faletti è proprio uno tra i nostri autori preferiti, ovvero il maestro del thriller Jeffery Deaver, e la scuola americana in generale.
E questo non è certo un difetto, anzi, è un pregio; il nostro è riuscito a scrivere un bestseller intrigante e dal tiro internazionale. Ci sono scrittori di genere in gamba, qui in Italia (anche se la Francia, al momento, ci batte, pur invidiandoci Evangelisti), solo che questi romanzi (e racconti), essendo ambientati dalle nostre parti, hanno quel sapore di 'provincialismo'... che può piacere o meno (e comunque caratterizza la produzione nazionale). A me non piace, anche perchè il thriller e il noir sono, per definizione, generi americani, nati lì (Edgar Allan Poe) e che lì, più che in ogni altro luogo, hanno senso (Cornell Woolrich e tanti altri); un po' lo stesso discorso del rock (da noi non può esistere il rock, se non come copia di modelli) e della fantascienza (idem)...
Comunque ritorniamo dalle nostre parti, in Europa, e più precisamente a Montecarlo, dove entra in azione un meccanismo che attirerà invitabilmente l'FBI, anche se a riposo (l'agente speciale Frank Ottobre)... lì comincia una catena di efferati delitti, preannunciati da una telefonata a Radio Monte Carlo dove viene fornito un piccolo indizio 'musicale' sulla scelta della vittima.
Ci sarà un disegno dietro tutto questo? Parrebbe proprio di si... 700 pagine fitte di avvenimenti, investigazioni scientifiche (ma senza il virtuosismo esasperato di Deaver), scavi nella psiche dei personaggi tutti tormentati nessuno escluso, ferocia a volontà, qualche colpo di scena (senza strafare) e gli immancabili bastoni tra le ruote (l'intervento del generale americano)... gli ingredienti ci sono tutti, e maneggiati con sapienza!
Un ottimo esordio!

Niccolò