Robert Harris "Archangel" (Mondadori)

copertina originale

"...non vi è alcun dubbio che è Stalin, e non Hitler, il personaggio più allarmante del ventesimo secolo.
Dico questo...
Dico questo non solo perchè Stalin ha ucciso più esseri umani di Hitler, come in effetti è stato; e nemmeno perchè Stalin si è dimostrato più psicopatico di Hitler, come in effetti si è dimostrato. Lo dico perchè a differenza di Hitler, Stalin non è stato ancora esorcizzato. E anche perchè Stalin, a differenza di Hitler, non è stato il frutto di un'eruzione isolata e spontanea. Stalin si inquadra in quella tradizione di governo legittimato dal terrore che lui ha perfezionato, e che potrebbe ripetersi. E' il suo, e non quello di Hitler, il fantasma che dovrebbe allarmarci.
Vi invito a riflettere. Se prendete un taxi a Monaco non ci trovate dentro una foto di Hitler, vero? La casa natale di Hitler non è un tempio meta di pellegrinaggi; la tomba di Hitler non è sommersa ogni giorno dai fiori; per le strade di Berlino non si comprano cassette con i discorsi di Hitler; i leader politici tedeschi non parlano di Hitler come di 'un grande patriota'; l'ex partito di Hitler non ha ricevuto oltre il quaranta per cento dei suffragi nelle ultime elezioni tedesche..."

Questa lunga citazione, dal discorso del "compagno" Simonov, estratta da pagina 166/167 del romanzo di Harris dovrebbe farci riflettere. Il romanzo di Harris, un thriller di fantapolitica (ma neanche tanto fanta) ambientato nella Russia di oggi, dove le studentesse di giurisprudenza di sera fanno le squillo di lusso, parla proprio della lunga ombra oscura dello "Zio Giuseppe", il personaggio più deleterio del secolo; tanto per dare un'idea, il quotidiano L'Unità diceva di lui, quando morì nel '53: "grande faro del progresso" e "guida dell'umanità" o stronzate simili. Il negazionismo, purtroppo, evidentemente, non esiste per una fazione sola (vedi il triste caso delle Foibe).
Ma, polemiche a parte, parliamo del romanzo di Harris, che si rivela, pagina dopo pagina appassionante e inquietante quel tanto che basta, e illuminante sulla figura dell'"Uomo di ferro", se vogliamo poco conosciuta (o tenuta in ombra?!?) dalle nostre parti. Un misterioso quaderno su cui Stalin avrebbe tenute le sue memorie negli ultimi tempi è al centro delle attenzioni di "Fluke" Kelso, uno storico inglese che vive a New York, dell'arrivista gionalista americano O'Brian e di una serie di agenti sovietici appartenenti ai più disparati uffici, tutti derivanti dall'ex KGB ma in lotta tra di loro (chi è nostalgico del vecchio regime e chi invece non ne vuole più sentire parlare).
Solo il misterioso Papu Rapava, ex guardia di Stalin, ex deportato e sopravvissuto ai Gulag, sembra saperne qualcosa, di quella che all'inizio parrebbe una leggenda... che nasconde una terribile verità, come scopriranno i due occidentali in caccia tra Mosca e le foreste del nord.
Un buon thriller, da consigliare ai negazionisti (che tanto penseranno, non so se in buona fede o meno, che certe cose siano solo il frutto della fantasia di Harris).

Niccolò