William Hope Hodgson "La casa sull'abisso" (Newton)

copertina originale

A leggere un capolavoro della letteratura fantastica, un vero mix di Fantascienza, Horror, Fantasy e Metafisica come questo, ci si rende conto di come alcuni tra gli autori contemporanei manchino di immaginazione.
E' anche vero che molte suggestioni che poi si ritrovano nei racconti di Lovecraft possano avere avuto origine da questo unico testo, che comprende una dose abbondante di terrore cosmico, e che nel finale sembra presentire "Il colore venuto dallo spazio" (che però pare sia stato ispirato da un racconto di di Ambrose Bierce).
L'autore comincia fingendo di aver ritrovato un manoscritto che a sua volta era già stato ritrovato, e ampliato, da tali Tonnison e Berreggnog, nel 1877, presso dei ruderi in Irlanda.
E infatti la parola poi passa a uno dei due, che racconta appunto le circostanze del rinvenimento, a seguito di una bizzarra coincidenza mentre seguivano un fiume che pare sparire misteriosamente nel terreno.
Comincia così la vicenda, un diario scritto da un uomo che vive con la sorella in un casolare che è ubicato sul ciglio di un abisso, sul fondo del quale scorre in lontananza un minuscolo fiume.
Un giorno all'uomo accade di essere solo nella sua stanza con il cane, e di assistere a un fenomeno inconsueto, ovvero il formarsi di una specie di nebbia purpurea, attraverso la quale, non si sa se per mezzo del suo corpo, la sua mente, la sua coscienza, la sua immaginazione, viene sospinto in un regno extraterreno.
Una pianura desolata e infinita, attraversata la quale l'uomo si ritrova al cospetto di una copia della sua casa (o sarà proprio essa?) al limitare di enormi montagne, sopra cui sembrano in immobile attesa enormi idoli dalle fattezze di antichi dei, come la vedica Kalì e l'egizio Set (che, peraltro, non promettono nulla di buono).
Poi, avvicinandosi alla casa, e non per sua volontà, si accorge di una creatura vagamente antropomorfa, da corpo rigonfio e biancastro, simile a un maiale umanizzato, che cerca di forzare la porta e le finestre della casa.
Tempo dopo quella visione, l'uomo si trova davvero a dover fronteggiare una squadra di creature simile a quelle, anche se in un primo momento riesce a respingerle, barricandosi in casa e sparando loro con il fucile e seppellendole sotto le pietre che fa precipitare dal tetto del castello, stretto in un vero e proprio assedio.
L'assalto, così come era cominciato, improvvisamente cessa, e nessuna traccia degli assalitori, tranne qualche graffio e morso negli stipiti delle porte, sembra essere rimasto nella casa o attorno. La sorella stessa dell'uomo lo guarda come se lui fosse impazzito.
Ma questo non è che l'inizio, e l'uomo si decide a esplorare il fondo dell'abisso, da cui sembrano essere usciti gli uomini-suini, insieme al suo fido cane, alcune candele (la storia avviene alla fine del 1800) e il fucile. Nella grotta sottostante il burrone troverà solo un ulteriore abisso, che poi comincerà a riempirsi d'acqua, causando quasi la morte dell'uomo e del cane che riescono miracolosamente a cavarsela...
Tornato a casa l'uomo non è per nulla rassicurato, e anzi scopre che una botola nella sua cantina si apre proprio poco sopra l'abisso ora innondato.
Ritorna la nebbia purpurea ad assalirlo mentre è nella sua stanza, e questa volta compie una sorta di viaggio nell'eternità, vedendo accellerare il tempo, fino a quando arriverà... al cospetto della Stella Verde.
Nel finale restano più interrogativi che risposte, e i due, che hanno rinvenuto il diario, quasi scappano dal luogo in cui potrebbe essere avvenuta l'intera allucinante vicenda. E così termina anche il loro diario.
Un racconto, risalente agli inizi del secolo, intriso di sensazioni misteriose, suspence, sensazioni d'attesa, esplorazioni, per gli amanti del brivido sottile e di terrori metafisici.

Niccolò