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Howard P. Lovecraft "Xinaian" (Fanucci)
![]() Questo racconto lungo, che è possibile trovare anche in diverse antologie (come la raccolta in quattro volumi dell'opera omnia della Mondadori, oppure il volume titanico della SugarCo) con titoli diversi (come "L'orrore sotto il tumulo"), è uno di quelli che aiuta a mettere ordine nelle informazioni sparse tra gli innumerevoli racconti sulla mitologia di Chtulhu. Come sempre, l'io-narrante, un etnologo, comincia una sua indagine che lo porterà a scoprire terrificanti segreti che fanno vacillare la mente. Questa volta il mistero riguarda un antico tumulo che si trova nell'Oklahoma occidentale, e la cui leggenda vuole che sia teatro dell'apparizione di due fantasmi (o presunti tali), una donna azteca e un uomo decapitato. Naturalmente, quelli che nei secoli sono andati ad indagare sul luogo, attirati anche dalle leggende di oro sepolto sotto il tumulo, nei casi in cui hanno fatto ritorno, hanno dato resoconti deliranti e incomprensibili riguardo a una luce azzurra, uomini che per metà sono gas, morti che camminano, un regno sotterraneo infernale e altre amenità. E così il nostro eroe si mette anche lui a indagare e scopre... Scopre che effettivamente qualcosa cammina di notte sul tumulo, anche se non si tratta di un indiano, come vuole la leggenda. Lo studioso torna allora di giorno al tumulo, e si mette a scavare. Ben presto rinviene quello che sembra un cilindro composta da una lega metallica sconosciuta, al cui interno si trova una pergamena ormai ingiallita dal tempo, con il resoconto di un certo Zamacoma, un avventuriero di origine spagnola che, al tempo della prima colonizzazione dell'America, si trovò a penetrare nel misterioso regno sotterraneo di Xinaian. Leggendo il resoconto del coraggioso umano che osò conoscere quella terra proibita, non possiamo che rabbrividire e meravigliarci per la descrizione dettagliata di un regno plausibile di esseri che hanno quasi raggiunto la divinità e che muiono interiormente di noia, che sta a metà tra la tradizione Fantasy e l'Horror più audace (e che assomiglia in forma di metafora al nostro contemporaneo). Un viaggio consigliato agli amanti del mistero e del brivido, ma prima di partire, allacciare le cinture... Niccolò |
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Howard P. Lovecraft "Le montagne della follia" (Newton)
![]() C'è da rilevare come i racconti lunghi, o romanzi brevi, di Lovecraft risultino noiosi in certe parti, con lungaggini o ripetizioni che però alla fine, nell'economia globale della storia, hanno la loro importanza espressiva. In questo caso ci troviamo di fronte a quello che nelle intenzioni dell'autore doveva essere il sequel del "Gordon Pym" di E. A. Poe, iniziando dove quello finiva. Una spedizione di scienziati nell'Antardide porta quasi immediatamente alla luce delle scoperte inquietanti, come una catena di montagne che superano in altezza qualsiasi aspettativa, e il rinvenimento alla base di esse di stranissimi esemplari di creature a metà tra la piante e il regno animale, esseri congelati da milioni di anni di freddo, ma perfettamente intatti. Parte di questo non vi ricorda un film, "La cosa" di John Carpenter? Anche perchè dell'avanguardia della spedizione, ben presto, non si hanno più notizie, si sa solo che i cani latravano come impazziti di fronte ai campioni biologici mostruosi riportati al campo. L'io narrante, questa volta un geologo, raggiunge i resti dell'accampamento, ma trova solo desolazione e morte, i corpi degli umani e dei cani fatti a pezzi e quelli degli strani esseri preistorici scomparsi nel nulla, e al limite sepolti nel ghiaccio per quelli in pessime condizioni. Insieme a un compagno, il geologo si mette a esplorare le catene montuose della follia, e trova delle formazioni abbarbicate sulle rocce che sembrano opera di una mente ingegnosa e aliena. Penetrando in esse scoprirà la storia dei misteriosi esseri che lì un tempo vi vivevano, dell'origine della razza umana (poco più che balocco e fonte di cibo per questi manipolatori genetici arrivati dallo spazio) e della minaccia che anche loro, pur molto avanzati quando l'uomo ancora non esisteva, hanno dovuto affrontare (minaccia creata dalla loro stessa, divina, scienza). In questa ennesima storia di civiltà aliene è possibile rinvenire, nascoste, osservazioni di Lovecraft riguardo alla nostra. Quel suo insistere sulla decadenza morale e anche biologica di razze aliene potentissime non può non fare riflettere su quanto tormentava (e tormenterebbe anche oggi) quell'acuto osservatore degli anni '30. Niccolò |