"Simon Mago" di Apollinaire


... E mentre la folla rendeva gloria a colui i cui discepoli compivano tanti prodigi, un uomo dai capelli neri e ricci, dalla barba rossa e fine e dalla faccia imbellettata si avvicinò al diacono Filippo e gli disse:
"Indovino! Che tu voglia, in cambio della tua scienza che io desidero apprendere, lasciarti inculcare la mia che comprende innanzitutto i dieci gradi demoniaci. Da molto tempo il mio intelletto ha superato i tre gradi tenebrosi e conosco i sette vestiboli dell'inferno propriamente detto".
"Vade retro! gridò il diacono Filippo - non c'è niente di comune, stregone, tra te e me. Io sono il discepolo di Colui che nella sua bontà lasciò quei maledetti che ti posseggono in balìa di tutte le sofferenze. Io faccio parte della sua Chiesa, e secondo il suo volere le porte dell'infemo non prevarranno mai contro di essa".
Ma l'uomo sorrise e, sistemando sulla propria testa con la mano destra la tiara color zafferano su cui, come il Meandro al sole, splendeva un serpente fatto di opali, riprese:
"Io domino con durezza le legioni demoniache e comunico con le miriadi angeliche. La mia forza consiste nella loro mansuetudine ed io, il più ricco, il più sapiente della Samaria, voglio sottomettermi a colui i cui seguaci compiono tanti prodigi. Come si chiama il tuo maestro?"
"È - rispose il diacono - Gesù di Nazareth, il Messia, Figlio di Dio".
Quindi lo catechizzò, e vedendo che umile e sottomesso riconosceva la verità gli domandò come si chiamava, e l'uomo prese in ognuna delle mani un anello d'oro delle sue orecchie. Alle dita delle pietre opache, incastonate in anelli d'oro, portavano incisi diversi segni. In questa posizione la parte superiore del corpo, le braccia e la testa raffiguravano un triangolo isoscele. Lunghe palpebre violente velarono lo splendore dei neri occhi e la bocca dipinta pronunciò:
"Simone".
Il diacono si ricordò di questo nome che era stato quello del capo degli apostoli, quindi battezzò l'uomo chiamandolo Pietro ed aggiungendo:
"Simone, ormai sei Pietro, come lo è il Vicario di Dio sulla terra".
In quel momento il popolo scostandosi gridò "largo" e Filippo vide proprio Pietro, con gli occhi torbidi d'un pianto che non cessava mai da quando aveva, per tre volte, rinnegato il divino Maestro. Vicino al vecchio pescatore del lago di Tiberiade camminava il diletto discepolo Giovanni.
Ed il diacono disse:
"Ecco che Pietro viene piangendo. Al suo fianco cammina, giovane e grave, Giovanni il favorito. Uomo che il battesimo ha rigenerato, chiedi loro di conferirti lo Spirito Santo".
Il popolo s'era disperso. Sulla piazza restava soltanto, col diacono Filippo e Giovanni, il novello battezzato. Riportò sul davanti le pieghe della sua veste a strascico, la cui stoffa gialla era tessuta di disegni violetti raffiguranti bestie fantastiche, e scoprì così dei sandali di cuoio azzurrino, ornati sul collo del piede da un quadruplice triangolo d'oro. E Pietro volgendosi verso Filippo domandò:
"Chi è quest'uomo dall'atteggiamento orgoglioso? Non sembra possedere l'autentica umiltà del cuore".
E il diacono Filippo rispose:
"È un mago. A suo dire dominava con durezza le legioni demoniache e stava in buoni rapporti con le miriadi angeliche. S'è sottomesso, insieme alla sua scienza ed ai suoi seguaci soprannaturali, alla divina autorità del Cristo, nostro Maestro, ed è stato battezzato".
Una lunga teoria di donne inguantate che portavano una brocca sulla testa attraversò la piazza. Si avvicinarono agli apostoli ed una di esse, graziosa e robusta, pose giù la brocca e s'inginocchiò davanti a Pietro dicendo:
"Maestro, assicurano che parlate in nome di Gesù di Nazareth. Un giorno egli si fermò a parlare con me. Ero seduta, a poca distanza dalla città, sull'orlo del pozzo dove siamo solite andare. Maestro, parlateci di Gesù".
Allora lo stregone le si mise davanti dicendo:
"Maestro, non rispondetele; è una prostituta".
Ma Pietro replicò:
"Mago, fatti da parte!"
E sorridendo, tutto in lacrime, disse alla Samaritana:
"Donna che hai fede, va al pozzo con le tue compagne a prendere l'acqua del vostro battesimo e poi tornate da me".
E la Samaritana s'alzò e si diresse, seguita dalle altre donne, verso la porta della città.
Lo stregone, essendosi di nuovo accostato a Pietro, gli disse:
"Sono venuto dal tuo discepolo Filippo che qui ha compiuto, prima del tuo arrivo, dei meravigliosi prodigi. Ti prego di conferirmi lo Spirito Santo e il potere di conferirlo a mia volta".
E Pietro domandò:
"Mago, perché desideri il potere di conferire lo Spirito Santo?"
E lo stregone rispose:
"Per la gloria che ne acquisterò. Mi metterà al di sopra degli altri uomini, e un giorno, se morirai prima di me, sarò degno di prendere il tuo posto, o Maestro!"
Allora Pietro replicò:
"Chi spera in una gloria diversa da quella dell'Altissimo è indegno di conferire lo Spirito Santo. Vattene, mago, con la tua magia".
Ma lo stregone inchinandosi riprese:
"Maestro, voi siete povero ed io ricco: vendetemi la scienza di cui la mia magia non è che l'aspetto fallace!"
Pietro gli voltò le spalle e domandò a Filippo:
"Come si chiamava quest'uomo?"
"Simone!" rispose il diacono.
Allora Pietro cadendo in ginocchio esclamò:
"Oh, il mio nome da pescatore! Che Simoni siano tutti coloro che vorrebbero comprare i doni sacri. Che questo esecrabile peccato sia in orrore al cielo e alla terra!"
Il mago s'era chinato e, mentre le pesanti maniche a penzoloni della sua veste sollevavano la polvere, tracciò in terra le parole ABLANATANALBA e ONORARONO che possono leggersi indifferentemente da destra a sinistra o da sinistra a destra e quando si rialzò i discepoli si videro davanti la vivente immagine di Pietro, il capo degli Apostoli, ma che non era più in lacrime e che diceva:
"Simon Pietro, io sono soltanto quel che tu sei e i nostri nomi sono gli stessi. Io vivrò per tutto il tempo che vivrà la Chiesa dove comandi. Di questa divento per sempre il cattivo capo, mentre tu ne sei il buon pastore. E là dove tu rappresenterai la bontà celeste io sarò la malvagità che scatena a suo piacimento le legioni demoniache e le miriadi angeliche".
Quindi disparve, e gli Apostoli lo cercavano invano con gli occhi sulla piazza dove ritornava passando per la porta della città il corteo delle Samaritane che, con le braccia sollevate, tenevano in equilibrio sulla testa il vaso colmo della loro acqua battesimale.

... E vedendo farsi avanti due vegliardi somiglianti come due gocce d'acqua Nerone domandò:
"Chi di voi due è quel Galileo i cui miracoli meravigliano la città?"
Ma uno degli uomini levò gli occhi al cielo senza risponder nulla, mentre il suo compagno esclamava:
"Quest'altro che mi rassomiglia non è che un impostore. Ed in questo giardino dove ci accogli, o Cesare, voglio librarmi in aria davanti a te come un uccello che prende il volo. La mia arte mi offre il modo di confondere così questo qui che tace".
L'imperatore scoppiò a ridere:
"Forestieri - disse - vi avevo preso a prima vista per Castore e Polluce, ma questi si amano e vivono uno alla volta. La vostra inimicizia eccita la mia fantasia. Stregoni, fate dei prodigi. La mia musica accompagnerà i vostri gesti. In seguito celebrerò la vostra tenzone in strofe alcaiche".
Vide allora che il volto del vegliardo che aveva parlato era calmo e scaltro, mentre sulle guance di quello che taceva lacrime che non cessavano di scorrere avevano scavato due solchi. Preso un liuto accordato, Nerone lo fece suonare, e allora l'uomo che non piangeva esclamò:
"Pietro, ecco il momento in cui ti confonderò. La mia arte distruggerà tutti gli incantesimi della tua ignoranza. I miei alleati vegliano su di me nel Cielo e nell'Inferno".
Quindi tracciò in terra il nome di ANATANA che si legge da destra a sinistra e viceversa. Essendosi alzato un fosco nembo, il mago gli disse:
"Anatana, principe dell'Inferno, se il mio nemico m'attacca nel momento in cui avendo appena lasciato terra avrei difficoltà a difendermi, tu farai calar la notte e combatterai quest'uomo nell'oscurità".
E s'accovacciò per riannodare il cordone del sandalo destro, adorno al collo del piede d'un quadruplice triangolo d'oro, e si rialzò invocando:
"Eloah Kanah, Dio geloso preposto alle porte della dimora celeste, a ponente, scostati ed apri un varco per lasciar passare coloro che mi servono!"
Quindi gridò:"Kokhabiel!"
E fu un rumore argentino di armi celesti mentre avanzavano Kokhabiel ed i trecentosessantacinquemila Angeli che comanda. Il mago gettò uno sguardo trionfante su Pietro che caduto in ginocchio pregava ora con le braccia in croce.
Lo stregone chiamò:"Kemel!"
E seguiti da un rumore simile al canto di migliaia d'uccelli si fecero avanti Kemel ed i dodicimila spiriti che sono sotto i suoi ordini.
Il mago comandò:
"Angelo Dumiel, portiere dell'inferno, lascia passare coloro che mi servono".
E, silenziosi come il volo dei pipistrelli, avanzarono a cavalcioni su zebre, emioni, onagri, o in piedi su elefanti che portavano delle belle roccaforti, oppure seduti su pantere o ancora in piedi conducendo orsi e linci incatenate, i novantamila Demoni presenti all'esodo dall'Egitto.
Ed il mago disse a coloro che gli ubbidivano:
"Voi che siete allo stesso tempo miei padroni e miei servitori, ecco che mi librerò in aria davanti a Cesare come l'uccello prende il volo. Difendetemi mentre sarò in aria, perché il mio nemico resti in terra, impotente e confuso".
Quindi s'avvicinò a Pietro e gli disse:
"Le potenze del Cielo e dell'Inferno mi obbediscono. Dio stesso ti apparirà davanti per confonderti testimoniando la mia scienza e la tua ignoranza".
E chiamò:"Sidra!"
E l'Ordine che è la Bocca di Dio apparve nel firmamento dove alla parola del mago si manifestarono Tathmahinta, che è il gomito sinistro del Corpo di Dio, Adramat, che è un Dito maestoso al piede destro del Corpo di Dio, Ohez, che è un Dito prensile al Piede sinistro del Corpo di Dio, vicino ad Hatumah che, l'Integrità personificata, è anch'esso un Dito al piede sinistro del Corpo di Dio!
E quale immensa Maestà empiva il cielo via via che apparivano le Potenze Celesti, che sono membra del Corpo di Dio.
Dagul We Adom si mise in una distinta sezione del Corpo di Dio. Allora Kokhabiel ed i suoi trecentosessantacinquemila Angeli, Kemel ed i suoi dodicimila Spiriti, Anatana l'oscuro ed i novantamila Demoni presenti all'esodo dall'Egitto, le legioni demoniache e le miriadi angeliche d'ogni gerarchia s'inchinarono e apparve il folgorante Ohaztah che è il Principe della Faccia divina.
Straordinariamente rapidi, cingendo e sostenendo il Corpo adorabile si manifestarono Afapé, Elohémansith, Tamani, Uriel e le altre Facce di aquile, leoni che adornano il Carro celeste.
Gli Ofanim, classe di angeli multicolori, che sono le ruote di questo Carro più rapido di quanto lo spirito umano riuscirebbe a concepire, si misero a vorticare nel cielo spargendo uno splendore insopportabile ed assumendo tutti i toni di colore, dai biancori pieni ed infinitamente variati delle più pure regioni stellate fino alle ultime sfumature che fiammeggiano negli abissi, mentre cupa e terribile come un annuncio di tempesta dominava allo zenit la profondità violetta di Humasion, l'Ametista, che è un attributo della Divinità.
E Pietro, la fronte contro la terra, supplicava l'Altissimo di confondere il mago, che esclamò:"Cesare! Ora mi librerò davanti a te al cospetto di Dio".
E chiamò:"Isda!, Ohabiel!, Oferethel!"
Ed Isda, che è l'angelo del nutrimento, si fece avanti e gli diede le forze necessarie al compimento del suo falso miracolo; poi Ohabiel, l'angelo amato da Dio e preposto all'amore, distese le ali e afferrando il mago per i capelli lo trasportò verso le regioni superiori, mentre Oferethel, che è l'angelo del piombo, tratteneva Simone perché non salisse troppo velocemente e non perdesse conoscenza.
Ma improvvisamente Pietro, alzatosi, ruppe l'incantesimo con un sol gesto e, in un angusto silenzio, sprofondò l'angelica e radiosa maestà del Corpo divino, mentre con un rumore d'argento e di seta scomparivano le miriadi angeliche, e con un rumore da gorgoglìo di cloaca s'inabissavano le legioni demoniache.

... E crocifisso con la testa in giù per rispetto all'adorabile posizione del suo Maestro, Pietro dagli occhi bruciati dalle lacrime, Pietro sul punto di morire, guardava un uomo che gli somigliava avvicinarsi al boia, al quale domandò:
"Quanto vuoi per il corpo di questo suppliziato?"
Ed il boia rispose:
"Forestiero, questo martire che ti somiglia è senza dubbio tuo fratello... Anch'io sono cristiano, in quanto sono stato battezzato. Esercito il mio mestiere e ciò facendo compio la volontà divina. Ma il corpo d'un martire è un sacro dono di Dio ai suoi fedeli, ed è proibito vendere i doni sacri. Quando quest'uomo sarà morto tu porterai via il cadavere perché i fedeli possano onorarlo... Frattanto, per passare il tempo, giochiamoci ai dadi il mio silenzio contro i tuoi sandali azzurrini che adorna, al collo del piede, un quadruplice triangolo d'oro".