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Music for the masses
![]() Considerando il fatto che spesso parlo di colonne sonore per i romanzi recensiti, ho pensato di presentare maggiori informazioni su alcuni generi musicali un po' underground, ma che tanto sconosciuti poi non sono. Comincerei con il post-rock, croce e delizia di ogni appassionato ascoltatore avventuroso. Innanzitutto in questo genere vengono incorporati, volenti o nolenti, dischi dagli stili più variegati, ma che risultano invariabilmente indefinibili. Gli alfieri del genere sono naturalmente i Godspeed You Black Emperor!, combo canadese dal nome rubato a un b-movie giapponese e formato da numerosi elementi in pianta stabile, che si basa su una improvvisazione studiata che genera un misto di colonna sonora cinematografica, ambient, musica classica e blues (e molto altro). Possiedono un immaginario proprio, abbastanza letterario: i loro brani hanno dei titoli lunghi e visionari, e spesso cominciano con un monologo strappato chissà dove. Band parallele, sia per genere proposto, che per gli stessi membri presenti nell'organico, i Fly Pan Am e i The Silver Mt. Zion Orchestra. La loro musica è ideale per la lettura di scrittori americani dal retrogusto un po' apocalittico, come il Barry Gifford meno recente. Restando dalle parti di New Orleans, perchè non darsi alla realtà suburbana blues-jazz-punk degli Old Time Relijun, oppure allo sludge schizzato degli Eyehategod, mistura letale da consumarsi con i romanzi maledetti di Poppy Z. Brite. Totalmente di un altro mondo, i berlinesi To Rococo Rot, dediti all'elettronica minimale, con cui costruiscono moduli strutturali, come nel caso di "Kolner Brett", disco dedicato all'omonimo architetto di Colonia. Un disco disciplinato di questo tipo ben si adegua alla scrittura scientifica di Greg Egan o James G. Ballard, che poi sono molto distanti tra di loro, non solo geograficamente. Ancora elettronica, molto umana però, sorta di malinconia cosmica cantata da computer depressi, quella dei Boards of Canada, duo scozzese che in totale anonimato è capace di generare un disco alla Brian Eno che ha venduto più di 100.000 copie, il primo "Music has the right to children". Le litanie da lontani pomeriggi d'estate passati a guardare il mare pensando a una ragazza lontana, mi riportano ai romanzi di Douglas Coupland, e alla sua generazione X. Anche gli ultimi Radiohead sono in linea con questa letteratura minimalista delle ultime, nichiliste, generazioni (nei loro titoli poi citano, indirettamente, Dick e Ballard). Sempre gioventù malinconica (e anche un po' sonica), altro genere, la musica di ragazzi che piangono pensando alle ragazze, l'emo, una versione emozionale dell'hardcore melodico. Non più politica e incazzatura, quindi, ma romanticismo un po' nerd da cameretta, con The Get Up Kids, The Appleseed Cast o Elliott e il capolavoro "False Cathedrals" e molti altri gruppi emergenti. Magari da assorbire durante la lettura di qualche romanzo di formazione tra i college americani, e perchè no, il primo Bret Easton Ellis, con i suoi studenti dannati, dediti al sesso, alla droga, alle feste e al vuoto dentro. La colonna sonora per quelli che si sentono meno di zero. Dalle realtà sociali di Los Angeles al cosmo nero di Lovecraft, restiamo sempre in America, accompagnati dall'incedere pachidermico e metafisico di Lustmord e compagni di merenda, tipo i terrificanti Yen Pox. Dischi costruiti sul vuoto, e sulla vertigine che ne deriva. Sempre lovecraftiani, ma con strumenti rock e tanta maria in corpo, gli stoner inglesi Electric Wizard e i canadesi Sons of Otis del primo album, evocano gli abissi cosmici per mezzo di psichedelia estremizzata alla Jimi Hendrix in bad trip, con l'incedere solenne dei primi Black Sabbath (i riff immortali del guru Iommi). Per l'orrore raffinato e sensuale di un maestro contemporaneo come Clive Barker, invece, è difficile decidersi tra il post-hardcore psicologico dei Neurosis o il dark metal ricco di pathos dei Bethlehem. Forse la soluzione ideale è rappresentata dai connazionali Cradle of Filfth con la personale e caratteristica miscela di black metal sinfonico, dal momento che poi gli hanno dedicato il loro "Midian". Fermo restando in Inghilterra, ma ambientazioni altre, l'acido (in senso psichedelico) Jeff Noon può fare comunella con Aphex Twin e le sue alternanze tra brani pensosi e mazzate techno-industrial. Sempre di Richard D. James è consigliabile il doppio lavoro "Selected Ambient vol.2", adatto per letture rilassate (ma non troppo) di ogni genere. Passando al genere Thrilling, magari con un maestro come Jeffery Deaver (grazie Manu, per avermelo fatto conoscere!), si potrebbe pensare al rock industriale isterico e glam di Marylin Manson, o meglio quello dei suoi tutori, i Nine Inch Nails... o anche i primi Korn, in fondo sono tutti vicini, per concezioni estetiche, ai suoi memorabili psicopatici. E per i momenti di eros? Bhe, per situazioni rosa perchè non un po' di synth-pop o dark-pop? Gli italiani Pulcher Femina hanno prodotto un ottimo disco dalle atmosfere romantiche (magari romanzi di amori adolescenziali) e vicine a certi Depeche Mode, "Shadows of the lovers". Invece, per romanzi più erotici direi che vanno bene i Kruder & Dorfmeister, con la sensuale miscela di dub, jazz, lounge e bossanova che propongono (eccezionale l'album di remix di Tosca, "Suzuki in Dub", un loro progetto da provare quando si fa l'amore)... Questo per il soft, se si va su cose più hard propenderei per qualcosa di industrial, o magari anche fetish, tipo l'americana Android Lust (il primo gruppo EBM composto da una ragazza). Del genere ambient consiglierei Vidna Obmana o Alio Die, per romanzi misteriosi o anche noir psicologici, oppure Robert Rich per ambientazioni esotiche, tipo la foresta pluviale. Per storie di lontane civiltà, come "L'azteco" di Gary Jennings, lo Steve Roach più etnico. Niccolò
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