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Aldo Nove "Amore mio infinito" (Einaudi)
![]() Sono esterofilo per natura (e me ne vanto), visto poi il tono delle proposte locali... Però adoro i libri così diversi (e così simili) di Niccolò Ammaniti e Aldo Nove. Ci sarebbero mille motivi per giustificare tale preferenza, un po' che siamo coetanei, e poi questi ragazzi non scrivono di aria fritta (e ce n'è troppa, in giro). E così benvenuti nell'Italia del provincialismo persistente nel villaggio globale, con i suoi orrori e le sue banalità, spesso un po' cafone. Anche questo romanzo, che parla (perchè inaspettatamente?) di formazione alla vita e di amore, non fa eccezione. Ci sono episodi che appartengono, credo, ai ricordi personali di ogni attuale trentenne, dal Calippo al "Labyrinth" con David Bowie. C'è la bambina misteriosa che ci ha fatto sognare da piccoli, c'è la ragazza più grande che ci ha stuzzicati da adolescenti, c'è la donna che incrociamo per caso nella folla, da adulti. E poi c'è la storia di Milano, che passa da Carlo Magno per arrivare a Megan Gale. Non cito la faccenda dell'estetica da ipermercato di periferia, che tanto lo hanno già fatto critici molto più autorevoli di me. E' bello che, di questi tempi, ci siano come programmi televisivi intelligenti e di denuncia delle animazioni quali "The Simpson" e "South Park". E ritrovare due grandi autori come Nove e Ammaniti non può che renderci ulteriormente felici in questa nebbia che attanaglia la pianura e le menti. Niccolò |