"L'ospite n.15" di Emanuela Zini (versione incompleta)

scopri Mark Ryden

Grigio, tutto il mondo è grigio.
Niente intorno.
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Uno sportello d'acciaio si chiude con un colpo secco. Ed anche il 187 è sistemato. Jason si passa una mano sul viso scarno, tra i capelli ormai radi e stopposi; ha quarantacinque anni, ma i suoi occhi molti di più...
Con movimenti rituali si toglie il camice bianco... Chiude lentamente la porta dietro di sè, con delicatezza, come se avesse paura di disturbare qualcuno... Si avvia lungo un corridoio ampio e desolato, calza degli zoccoli, l'eco dei suoi passi si disperde nel vuoto...
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Luci stroboscopiche. Una musica martellante. Corpi che si scontrano, si incontrano, si confondono, si mescolano in un magma iridescente.
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Un esperimento! Certo! Non può essere altrimenti! Devo aver preso parte a qualche esperimento di cui non ho memoria... Ma DOVE SONO?
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Jason è a casa, in cucina, sta mangiando. E' da solo. Il cucchiaio nella minestra: piccoli movimenti circolari. Suona il campanello della porta... I cerchi si fanno solo un poco più veloci: nient'altro.
La minestra si deve essere raffreddata; piccoli grumi intorno al cucchiaio... Jason si alza e va ad aprire la porta... Lo sa già. Si fa l'abitudine a tutto. Oggi è toccata ad un gattino... E' lì, appeso alla sua porta, la lingua di fuori...,"Devono averlo strozzato...", pensa Jason; ma è il pensiero di un attimo, poi tutto nella sua mente ritorna dello stesso colore di prima: grigio.
Un biglietto nella bocca del gatto: "Buon appetito!".
Quel messaggio gliel'avevano già scritto massimo due o tre giorni fa: ormai non si sforzavano neanche più di essere originali; almeno un minimo di fantasia...
Era diventata un'abitudine anche per loro...
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Qui dentro (dentro?) è tutto così attutito... Non riesco neanche a sentire i battiti del mio cuore (ma ce l'ho ancora un cuore?)... Ho freddo, tanto freddo...
.... e non riesco a muovermi...
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Chissà chi sarà stato il primo ad aver raccontato che lui si mangia i cadaveri? Jason vorrebbe conoscerlo; per chiedergli perché.
Quando ce li hai lì, sul tavolo dell'obitorio, a volte reduci da un'autopsia...; l'ultima cosa a cui puoi pensare è mangiarteli...
Ma forse quei ragazzini i morti non li avevano mai visti. O mai quanti ne aveva visti lui. E dopo un po' ci fai anche l'abitudine, non ti sembrano poi morti morti, lui poi gli parlava anche...; tutte quelle ore con nessun'altro... Ma non era matto, sapeva che non potevano rispondergli.
" Esattamente come gli altri;i vivi intendo".
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Una ragazza. Un vestito in vinile nero, calze a rete, stivali dal tacco altissimo... Sta ballando. I capelli rossi le coprono il viso accaldato. Sembra felice.
"Ehi, Susan", un ragazzo le sta urlando nell'orecchio... Le altre parole si disperdono tra la musica...
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Sapeva che non avrebbe dovuto accettare quel lavoro... Sapeva che poi tutti l'avrebbero isolato... Ma come poteva essere più solo di quanto non lo fosse già?

Non sapeva fare nulla...
Quello era l'unico mestiere che aveva imparato: badare ai morti.
Apre la porta della stanza dell'obitorio. Si infila il camice. Una lunga fila di portelloni d'acciaio numerati. Jason comincia a passarli in rassegna. Il 187, il vecchio barbone, nessuno sa come si chiami; ma Jason lo chiama Jack e gli sembra appropriato...
Al 55 quella signora così elegante...;Jason non manca mai di fare un saluto con inchino quando le passa di fronte... Tre ragazzini nei posti 26, 27, 28; forse anche loro avevano attaccato qualcosa alla sua porta... Chissà che paura avevano adesso di essere mangiati! Al 7 lo sconosciuto; è arrivato così malridotto che i medici non sono neppure riusciti a capire se sia un uomo o una donna... Con lui Jason parla raramente; quello è veramente un morto morto.
Non c'è nessun altro. Per il momento.
Jason si mette a fare le pulizie.
Di solito qualcuno di nuovo arriva sempre...
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Susan sta sorridendo.
Tutto comincia a roteare. Il volume della musica si è abbassato improvvisamente; strano, nessuno pare essersene accorto.
Susan si ferma; come si fa a ballare con la musica così bassa?
Sta ancora sorridendo...; ma i suoi occhi sono già lontani e lentamente i muscoli del suo viso si rilassano; mentre lei si accascia sul pavimento della discoteca.
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Un errore imperdonabile! Come ha fatto a non accorgersi del nuovo arrivo?
Gli piace accogliere i "nuovi" con un caldo saluto di benvenuto...; per farli sentire meno soli. Per sentirsi meno solo...
Apre con circospezione lo sportello numero 15. Chi sarà?
Tira fuori lentamente il carrello...
Le dita tozze e nodose di Jason spostano dal viso della ragazza morta una ciocca di capelli rossi.
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Qualcosa è cambiato, lo sente; anche se non può vedere. Una sensazione diversa; una "presenza"...

Apparso su "Il nettare degli dei" ed. Apathya

Emanuela