|
Douglas Preston "Il Codice" (Sonzogno)
![]() E dopo il solitario di Child, ecco quello di Preston. Più originale nell'idea centrale, che si lascia leggere con piacere, ma che non raggiunge il livello della maggior parte dei romanzi scritti in coppia. L'avvio della vicenda parte dalla scomparsa di un anziano miliardario, ex tombarolo e grande donnaiolo, Maxwell Broadbent. I suoi tre figli, Philip lo snob, Vernon l'hippy e Tom il veterinario di cavalli vengono, convocati nella villa del patriarca, ma la trovano inspiegabilmente, e completamente, svuotata. Del padre nessuna traccia, almeno finchè uno dei poliziotti incaricati di indagare sul caso non nota una videocassetta. E allora i nostri eroi (diciamo che Tom è il vero protagonista della vicenda, anche se lo spazio del romanzo viene poi distribuito abbastanza equamente anche a tutti gli altri personaggi, dal bizzarro indigeno all'avvenente bionda) scoprono la verità; il vecchio, malato da tempo, ha deciso di farsi seppellire insieme a tutti i suoi tesori come facevano gli antichi imperatori, faraoni e re. Se vogliono ritrovare l'eredità che spetta loro, i tre fratelli dovranno scoprire dove sia finito il corpo dell'anziano genitore... L'impresa non si rivelerà delle più semplici. Non tanto trovare la tomba, quanto metterci le mani sopra, anche perchè molti altri si interessano alla vicenda; un vecchio amico amico del padre, vero e proprio psicopatico, e alcune società farmaceutiche, interessate all'antico codice maya, uno dei pezzi forti del patrimonio, che sembra racchiudere un sacco di ricette mediche avanzate. Una storia del genere la vedrei meglio sotto forma di film, e infatti il romanzo è già stato opzionato per finire in pellicola, comunque il libro, piuttosto avventuroso, si lascia leggere fino allo scioglimento con spensieratezza e divertimento (si potrebbe accostarlo a "Congo" di Crichton). Poi non resta che aspettare la nuova avventura di Pendergast, in arrivo nei prossimi mesi. Niccolò |
|
Lincoln Child "Utopia Park" (Sonzogno)
![]() Il primo romanzo di Lincoln Child da solo... come sarà? Deludente, sotto certi aspetti, anche se non si può negare che Child sia ormai piuttosto bravo a scrivere, non lasciando un attimo di respiro al lettore. E allora cos'è che non funziona? Primo di tutto l'idea di base del romanzo, davvero poco originale, se consideriamo che già il suo maestro Crichton ha sfruttato lo stesso canovaccio, il parco a tema mortale, prima di lui, in ben due romanzi e con risultati migliori ("Il mondo dei robot" e "Jurassic Park"). Poi la trama vera e propria, risulta essere un po' debolina in certi frangenti... Il nostro eroe, un esperto di intelligenza artificiale, viene invitato a Utopia Park, un super parco a tema del tipo di quelli ideati dalla Universal (i celebri Universal Studio), costruito in mezzo al deserto del Nevada e popolato da robot e attrazioni altamente spettacolari. Il dottore, autore delle routine che governano le macchine del parco, ancora ignora il motivo di tale invito... ma qualcosa sembra non andare per il verso giusto; i robot impazziscono, e le attrazioni si rivelano meno sicure del previsto. Starà al nostro dottore scoprire cosa si cela dietro a quelli che sono diventati molto più che dei piccoli problemi di manutenzione, con l'aiuto della figlia quattordicenne e di una serie di personaggi che faranno di tutto per mettergli il bastone tra le ruote, almeno finchè non si scoprirà la verità. Invitante? lo è... però non aspettatevi il massimo dell'originalità; diciamo che per livello "tecnico" merita un bel 7, ma dal punto di vista "artistico" non più di 5. Buono per una lettura disimpegnata durante le vacanze. Niccolò |
|
Douglas Preston & Lincoln Child "Natura Morta" (Sonzogno)
![]() Una nuova avventura di Preston & Child, con protagonista questa volta l'affascinante e misterioso agente dell'FBI, Pendergast. L'agente, apparentemente capitato per caso in vacanza nel paesino di Medicine Creek, incappa in una serie inquietante di delitti. E neppure lui riesce a trarre un modus operandi di questo serial killer sfuggente e veramente spietato. L'aiuterà nella ricerca del colpevole una ragazza goth, Corrie, una ribelle con madre alcolizzata, ansiosa di fuggire quanto prima da quella cittadina. Ma i due non sono i soli a buttarsi alla ricerca dell'assassino; c'è anche lo sceriffo Hazen. Nella vicenda si incrociano interessi economici (Medicine Creek potrebbe essere scelta come sede per esperimenti con grano modificato), antiche leggende indiane, maledizioni, superstizioni... Pendergast dovrà vedersela con i tentativi di boicottaggio di Hazen, e la mentalità retrograda degli abitanti. Un romanzo dalla facile lettura, molto scorrevole, Pendergast è un ottimo personaggio, e Preston & Child sicuramente sanno come si scrive un romanzo di avventura (le pagine di inseguimento nelle caverne sono perfette), ma la storia è piuttosto convenzionale, niente di nuovo insomma. Una lettura piacevole, ma niente di più. Attendiamo Ice Limit II? Del resto Corrie in questo romanzo lo stava già leggendo... Emanuela ![]() Preston e Child, la premiata ditta sforna bestseller (una sorta di incrocio tra Michael Crichton e Stephen King) ha rispolverato il prode agente speciale Pendergast, che era appena uscito ammaccato dal caso del "gabinetto delle curiosità" (termine con cui si intende un antico museo); si, proprio quel misterioso figuro che viene da New Orleans e sembra vestito come un becchino, quello che utilizza l'antica tecnica della biblioteca della memoria... Questa volta il nostro eroe, che si è recato in vacanza (sarà proprio un caso?!?) in una cittadina sperduta tra i campi di grano (destinati a divenire gasolio) del Kansas, si ritrova ad investigare su alcuni casi alquanti inconsueti di assassinio seriale... con tanto di disposizione della scena del crimine con ornamenti di provenienza indiana. Il caso non sembra dei più semplici, e come al solito la chiusura mentale dei provinciali non è certo d'aiuto all'agente dell'FBI, che ritroverà una alleata recalcitrante nella ragazza goth del paese, una che ascolta Lustmord e Death Metal, ma che in fondo è dolce... Questa volta sembra che il duo di New York abbia ritrovato l'ispirazione, che sembrava essere un po' calata ne "Il museo degli orrori", con le solite autocitazioni e una scena che lascia aperto un interrogativo sul prossimo romanzo. Alla fine però il romanzo da l'impressione di essere un mix di tutti quelli che lo hanno preceduto; un po' di "Relic" qua, un po' di "Marea" là, un pizzico di "Maledizione" per condire il tutto, e così i neofiti resteranno sicuramente soddisfatti, mentre gli afiocinados avvertiranno un vago senso di déjà vu... Comunque promossi, ma senza la lode... Niccolò |
|
Douglas Preston & Lincoln Child "Mount Dragon" (Sonzogno)
![]() Leggendo il retro copertina mi ero preparata ad una delle solite entusiasmanti avventure a cui il duo di scrittori americani mi ha ormai abituato da tempo. E invece mi sono ritrovata in un romanzo piuttosto banale, con soluzioni di trama ben poco originali, e la base su cui si basa tutta la vicenda piuttosto forzata. Mount Dragon è un laboratorio ultra-segreto ed inaccessibile nel deserto del New Mexico; è di proprietà di una potente industria americana, la GeneDyne, appartenente a un inquietante personaggio, Scopes. L'antagonista principale di Scopes è il dottor Levine, docente di genetica e capo della Fondazione per le politiche genetiche. Un tempo i due erano amici, ma poi si erano scoperti interessi differenti: Levine per il progresso dell'umanità e Scopes per i soldi. All'interno di Mount Dragon si sta sperimentando un nuovo virus, in grado di "infettare" le cellule germinali umane, di cambiare radicalmente il genoma umano. Carson e Susana sono due degli esperti genetisti chiamati a partecipare a questo evento; ma mentre prima portavano avanti la propria missione con entusiasmo e senza il minimo dubbio sulla bontà dell'operazione, dopo alcuni strani avvenimenti si renderanno conto della potenziale pericolosità di questa impresa e dell'inaffidabilità delle persone che sono addette alla sicurezza di Mount Dragon. Assisteremo così ad una lotta contro il tempo per evitare che un altro apparentemente brillante risultato della GeneDyne venga messo in circolazione, rischiando di distruggere il mondo intero; ad un inseguimento nel deserto, alla ricerca di un inconsueto antico tesoro; ad un altro inseguimento virtuale all'interno di un geniale software tridimensionale; ad un duello epico con sacrificio finale... C'è troppa carne al fuoco in questo romanzo, o meglio, sembra ci sia troppa carne, ma alla fine, scomparso il fumo, ci si accorge della sua assoluta mancanza. Emanuela |
|
Douglas Preston & Lincoln Child "La stanza degli orrori" (Sonzogno)
![]() Innanzitutto una nota di demerito per chi ha scelto il titolo italiano, ben poco attraente e molto limitato rispetto all'originale "The cabinet of curiosities", che rimanda alle famose sale antesignane dei moderni musei, stracolme di oggetti provenienti dalle spedizioni di esploratori in tutto il mondo. L'ambientazione è la solita New York, ritroviamo l'archeologa Nora Kelly, l'odioso giornalista Smithback e il misterioso Pendergast e tutto ruota intorno all'ormai noto Museo di Storia Naturale. Questa volta tutto parte dal ritrovamento dei resti di trentasei persone a seguito dello scavo delle fondamenta per un nuovo grattacielo. Il terreno aveva ospitato nell'Ottocento il Salone Shottum, uno di quei saloni degli orrori appunto, il cui materiale è stato poi archiviato negli archivi dell'attuale Museo. Presto scopriamo che quei poveri resti appartenevano alle vittime di un oscuro esperimento scientifico: la capacità di allungare in eterno la vita umana. L'ambizioso sperimentatore era il misterioso Enoch Leng, che ormai dovrebbe essere morto da tempo; ma quando nell'attuale New York si cominciano a trovare vittime con gli stessi segni di sperimentazioni, tutto si complica e c'è il dubbio che Leng alla fine abbia veramente avuto successo... Purtroppo questo ultimo romanzo della coppia americana non è assolutamente all'altezza della loro fama, il racconto procede faticosamente, i momenti di vera avventura sono pochi, i personaggi sono molto stilizzati e alcuni sono francamente troppo antipatici perchè possiamo affezionarci alle loro vicende (Smithback). L'unico affascinante resta sempre Pendergast, ed infatti il livello della narrazione sale quando entra in scena lui; ma per il resto tutto è troppo studiato a tavolino, la trama è troppo semplice per poter essere allungata, i personaggi entrano ed escono senza che importi molto al lettore. Anche il finale, che dovrebbe essere claustrofobico, perde subito pathos, e la soluzione finale lascia piuttosto interdetti e con l'amaro in bocca per l'evidente inverosimiglianza. Un romanzo scorrevole, dalla facile lettura, ma molto deludente. Emanuela ![]() Non sono d'accordo con Emanuela, non ho trovato deludente questo romanzo, anche se non è certo il capolavoro dell'ormai mitico duo ("Relic" resta sempre il loro classico). A essere sincero mi era piaciuto di più il precedente (e consigliabile) "Ice Limit", che si rifaceva al genere di thriller catatrofico inaugurato con "Marea" (e in parte al non troppo riuscito, almeno a mio avviso, "Mount Dragon" che si può trovare in edizione economica in edicola), anche perchè da qualche tempo sono stufo di romanzi su serial-killer e affini. E appunto in tale filone rientra questo "The cabinet of curiosities", che in più di un'occasione mi ha ricordato "Il collezionista d'ossa"; l'ambientazione, le atmosfere, l'investigatore che si ritrova ben presto a essere immobilizzato e assistito dai suoi consulenti. Già il nome del sospetto, dottor Enoch Leng (Enoch, protagonista di un apocrifo della Bibbia che tanto piace agli ufologi, era famoso fin dai tempi antichi per la longevità), un uomo che dovrebbe essere morto da tempo, la dice lunga sulle finalità dei suoi delitti, che in qualche modo riportano anche alla mente un suo collega britannico, la sfuggente figura di Jack the Ripper. Ma la vicenda sembra nascondere qualcosa di più... come scopriranno, a loro spese, i nostri eroi. I personaggi: l'agente speciale dell'FBI Pendergast è interessante e notevole, gli altri oscillano tra simpatia e antipatia, ma forse questo li rende anche più umani, più veri (il giornalista Smithback è sopravvissuto alla minaccia sotterranea di "Reliquary" e alla "magia" indiana di "Maledizione" per finire, qui, tra le grinfie del "Chirurgo"; evidentemente non è simpatico agli stessi autori che si divertono a tormentarlo). Il fatto divertente è che i due autori si sono divertiti a inserire, tra le curiosità dei vari "saloni", oggetti caratteristici di altri loro romanzi, come la spada letale di "Marea" (del quale si sta realizzando la versione cinematografica) e lo strano meteorite di "Ice Limit". Probabilmente mi è sfuggito, ma tra tanti teschi non è escluso che ci fossero anche quelli di "Relic" e "Reliquary". In definitiva un discreto (da 1 a 10 gli darei 7) romanzo thriller. Niccolò |