Franco Ricciardello "Ai margini del caos" (Urania n.1348)


Ho ripreso in mano questo romanzo e l'ho riletto mentre, senza saperlo, in edicola era disponibile un nuovo lavoro di Ricciardello su Urania (ancora la sincronicità lamentata dai personaggi del libro e dall'autore stesso?!?).
L'isola dei morti di Bocklin è stato il quadro preferito di Lenin e Hitler, ha ossessionato Freud, Salvador Dalì, persino D'Annunzio. Giger ne ha realizzato una versione biomeccanica.
E' uno tra i miei quadri preferiti.
E' anche il pivot intorno a cui ruotano le vicende di questo romanzo, vincitore del premio Urania nel 1998.
Un giovanotto di Torino, Nico, soccorre una ragazza carina che sembra essere stata colta dalla Sindrome di Stendhal di fronte al celebre quadro, in una galleria di Basilea. All'inizio lei non sa spiegarsi le cause del malessere (comunque è incinta), ma più avanti le torneranno in mente dei ricordi vividi che tuttavia non le appartengono, ricordi che sembrano di un uomo che si trova rinchiuso in un bunker con altre persone. Sulle pareti del bunker ci sono croci uncinate.
Procedendo arriviamo a scoprire che lei, tale Vittoria Rossa (che nome del cavolo!... ma doveva fare riferimento alla Asia Argento del film sulla medesima Sindrome) Altieri, moglie del professore con cui Nico ha dato la tesi di laurea, avverte dei malesseri ogni volta che vede una versione alternativa del quadro (New York, Lipsia), e regolarmente, dopo qualche giorno, riesce a scrivere un resoconto dei ricordi altrui che la invadono, e che sembrano riferirsi agli ultimi giorni di Hitler (prima del suicidio) nel bunker sotto la cancelleria, a Berlino.
E infatti, anche se di volta in volta cambia il punto di vista, assistiamo alla triste parata di mostri (non solo dal punto di vista morale: ricordo una frase che si trova all'inizio del romanzo di Philip Kerr, "Il criminale pallido": "Merda, vengono dritti su dall'inferno. Tutti, dal primo all'ultimo", riferendosi a Goebbels e al suo piede equino e agli altri... e in effetti molti dei pezzi grossi (pieces of shit) che inneggiavano alla razza perfetta erano in realtà mezzi deformi, a partire dallo stesso Hitler, piccolo e brutto, per passare al "ciccione"...), che erano gli scagnozzi dello Chef, Adolf Hitler. Indagando parallelamente sulla storia del nazionalsocialismo e quella del dipinto svizzero (che pare essere stato ispirato da un paesaggio italiano), i due arriveranno a scoprire (forse) la verità celata nel dipinto.
Un romanzo che per certi versi è affascinante: le indagini sul quadro (che esiste veramente, per chi non lo conoscesse), i ricordi degli ufficiali del Terzo Reich, le ipotesi che riportano alle indagini gnostiche di Dick, le teorie del caos che dominano la storia, lo stesso personaggio di Vittoria, "Vic". Per altri aspetti è un po' piatto e deludente: le parti che riguardano gli Hasta Siempre, la band musicale leonkavallina di cui Nico è autore dei testi (insopportabile il suo amico Roberto) e tutto il contorno di (pseudo)marxisti (esemplare la bella ragazza australiana, Wendy) che declamano i soliti stereotipi del tipo "la religione è l'oppio dei popoli" (perchè, il marxismo non è forse una religione atea?!?).
Sorvolando su queste scontatezze, un romanzo abbastanza godibile.

Niccolò

una delle versioni del quadro