Rudy Rucker "Luce bianca" (Bompiani)


Strano romanzo questo, persino per uno che, come Rucker, ami dilettarsi con paradossi matematici come il continuo di Cantor e la quarta dimensione, che qui vengono abbondantemente esplorati attraverso i paesaggi frattali del mondo di Cimon.
La prima rassomiglianza che viene in mente è certamente l'ormai plurisaccheggiato "Alice nel paese delle meraviglie"... il matematico Felix Rayman, alterego di Rucker, ha scoperto come enucleare il corpo astrale da quello fisico durante i suoi pisolini, per compiere vagabondaggi psichici, inizialmente più o meno frivoli.
In principio la storia ha un avvio macabro, con l'esplorazioni di cripte e cimiteri, stranamente poco comica rispetto a come ci ha abituati l'autore (ma siamo al suo primo romanzo).
E poi cominciano strane intrusioni nel mondo astrale, come quelle che sembrano le manifestazioni del diavolo e di Gesù stesso, che ordina al nostro eroe di scortare una ragazza morta da poco, tale Kathy, su per il monte On (nelle prime pagine del libro c'è una mappa bidimensionale del mondo di Cimon, dove è possibile capire la topologia semplificata e la locazione di ogni località citata), fino alla superiore Luce Bianca (e forse l'autore deve qualche suggestione anche a Dante, oltre ai numerosi matematici e filosofi citati).
Allora comincia l'avventura vera e propria, dalle vedute dell'albergo di Hilbert.
Per chi ama avventurarsi nell'infinito attraverso il nulla insieme a zio Paperone (ma attenzione a non immergere le mani nei cespugli!).

Niccolò