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Umberto Eco "Baudolino" (Bompiani)
![]() La ristampa in edizione economica dell'ultimo romanzo di Umberto Umberto (Eco; vi è piaciuta la battuta? l'ho tratta dal suo primo "Diario minimo") è l'occasione per parlare dei romanzi di questo importante autore (anche di saggi, naturalmente, di cui ho trovato interessante "La struttura assente"), che usa spesso il passato per narrare del presente (come dovrebbe fare ogni buon postmoderno; il futuro ai moderni). Stavolta ritorniamo ai tempi del Barbarossa, che è anche uno dei protagonisti della vicenda (il suo annegamento, provetto nuotatore qual era, è appunto il pretesto per un nuovo "giallo"). Baudolino, suo figlioccio e contadino originario della futura Alessandria, è un giramondo avventuriero che, con un manipolo di improbabili compagni, si prefigge di visitare le terre del Prete Gianni. E come già fece Marco Polo che ne raccontò le tappe usando sia la memoria che la fantasia, il suo viaggio a Est delle terre conosciute lo porta a scoprire (stando alle sue parole, naturalmente) un paese Fantasy medievale (abitata dalle creature dei bestiari) dai risvolti comici e tragici. Diciamo subito che anche stavolta Eco non è riuscito a bissare il successo del suo primo capolavoro, ma si tratta comunque di un buon romanzo (più abbordabile del precedente "L'isola del giorno prima") per medievalisti e amanti della buona lettura, che unisce la cultura al divertimento. Niccolò |
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Umberto Eco "Il nome della rosa" (Bompiani)
![]() La conoscenza è illusione, e la non-conoscenza è ignoranza. Finalmente ho l'occasione (rileggendolo per l'ennesima volta) di parlare di uno dei miei libri preferiti in assoluto... non saprei stimare quante volte l'ho ripreso in mano; la prima volta (avevo sedici anni, ero a Forte dei Marmi e il braccio sinistro ingessato dal polso al gomito), appena terminato, l'ho ricominciato subito dal principio. Per tre giorni (sette contando la rilettura) non feci altro che restare immerso nel mondo medievale evocato dai ricordi di questo canuto monaco tedesco... Tutto comincia con l'espediente borgesiano (e Borges appare anche nel romanzo come personaggio; a voi capire chi... ma non è difficile) di Eco del ritrovamento di un manoscritto che è stato riscritto da diversi mani ("Tlon, Uqbar, Urbis Tertius"), una storia che comincia con due citazioni importanti, come quella che apre la Bibbia e il "videmus nunc per spaeculum" di San Paolo (citazione che tanto piacque anche a Dick). Anno Domini 1327, il padre francescano Guglielmo da Baskerville e il novizio Adso da Melk, in missione in Italia, giungono infine in un monastero che dovrebbe trovarsi in Piemonte (non viene specificato). Fin da subito l'abilità deduttiva di Guglielmo diventa oggetto delle attenzioni dell'abate, che intende affidargli un'indagine sui misteriosi decessi avvenuti recentemente tra alcuni studiosi e amanuensi che frequentano la biblioteca (locale a cui, naturalmente, l'accesso è interdetto a tutti i non addetti). E proprio nella fornitissima (e labirintica) biblioteca sembra chiuso il segreto di quei decessi che non vogliono smettere, e che sembrano seguire un bizzarro disegno che rimanda ai simboli dell'Apocalisse di San Giovanni. Il segreto del Finis Africae... Il romanzo è così ricco di citazioni, rimandi, concetti (post)moderni virati in medievale e viceversa, concetti, discussioni, disquisizioni che è possibile ogni livello di lettura, da quello più superficiale, il "giallo" (che, secondo me, nel pur buon film che ne è stato tratto, è poco comprensibile a chi non abbia letto a fondo il libro), a tutta la ricca "polpa" che ci sta sotto e che sta al lettore estrarre in base alla cultura personale. Se siete come la mia prof. di lettere, che non riusciva ad andare oltre la cinquantaduesima pagina (la bellissima descrizione di un portale rappresentante il Giorno del Giudizio), lasciate perdere, altrimenti questo è uno dei più bei prodotti del postmoderno letterario. Niccolò |
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Umberto Eco "Il pendolo di Foucault" (Bompiani)
![]() ...E dopo poco tempo uscì il secondo, atteso, romanzo di Eco. Lo lessi in breve tempo e lo trovai entusiasmante, anche se di un poco, ma solo poco, inferiore al precedente. Gli altri miei conoscenti che tentarono di leggerlo non ci capirono un'acca (tranne pochi)... e allora dissero che non aveva senso. Quello che non si capisce, automaticamente, non ha senso? Io lo avevo capito benissimo; mi ero già letto un enorme volume della Reader's Digest che parlava di alchimisti, filosofia occulta, Rosacroce, Cabala e tutto il repertorio esoterico messo in campo da Eco, ancora una volta con una raffinatissima e barocca (ma mai ridondante) scrittura. Lo rilessi dopo un po' di anni, avendo approfondito gli argomenti su testi più indicati, e lo trovai ancora una volta, e di più, chiaro e limpido come una giornata primaverile. Il complotto terrificante messo in piedi da Eco ricorda un po' quello degli "Illuminati" pubblicato in tre volumi dalla Shake edizioni underground (e infatti gli Illuminati di Baviera ne fanno attivamente parte). Mi successe persino, anni dopo, di guardare con occhio diverso la Tour Eiffel (ricordando la descrizione di Eco). Quello che non si conosce (e quindi non si capisce) è senza senso... è proprio quello che vorrebbero farvi credere gli occultisti. Niccolò |