Partirei da Doom, il più grande (e anziano) di tutti, quello che ha generato un intero filone (ma non è l'unico), una tra le prime esperienze tridimensionali (certamente la più influente), e davvero carico di atmosfera (anche se la grafica oggi sembra piuttosto datata; ma è in arrivo il terzo episodio, rimodernato).
In Doom impersoniamo l'ultimo dei marines, sopravvissuto ad un'invasione dell'altrove, che ha aperto i cancelli di una sorta di inferno alieno, e scatenato creature sanguinarie tra gli esseri umani, facili prede nonostante il pesante armamento.
I pochi umani sopravvissuti sono ridotti a zombi controllati dagli alieni, e infatti al'inizio incontriamo loro, con le divise macchiate di sangue, e che ci sparano addosso grugnendo... e noi rispondiamo al fuoco, dapprima con una pistola e un fucile, e poi armi sempre più avanzate (mitica e devastante la Big Fucking Gun!).
Il gioco è visto in soggettiva, solo la nostra mano, l'arma impugnata e le basi terrestri e aliene intorno a noi, da ripulire dalla feccia aliena.
All'inizio il compito è facile, ma procedendo compaiono demoni sempre più enormi, fino a quelli giganteschi, ragni biomeccanici armati fino ai denti e parenti del dio Pan dotati di bazooka, al posto delle braccia.
E poi, nel secondo episodio, ci sono i resuscitatori, dei negromanti spaziali che fanno risorgere le creature morte per scatenarcele nuovamente contro.
Quello che è ancora notevole in Doom è il livello d'azione presente, letteralmente centinaia di nemici che a orde ci si buttano contro (fantastico il livello di difficoltà Ultraviolence)... e poi il senso di paranoia, l'atmosfera tesa e infernale, mai più ritrovata (tranne forse nella figliolanza Quake), nonostante i miglioramenti grafici.
Sam Raimi doveva farci un film ma, evidentemente, non se n'è più fatto nulla. Peccato
I giochi che hanno seguito il filone inaugurato da Doom sono stati quasi tutti belli ed interessanti, da Duke Nuken a Unreal, ma il capolavoro arriva con Half-Life, un'avventura fantahorror degna di Stephen King, e scritta da Mark Laidlaw.
In Half-Life impersoniamo, sempre in soggettiva, il fisico Gordon Freeman, un giovane e brillante scienziato appena giunto nell'enorme complesso sotterraneo di Black Mesa. Dobbiamo prendere parte ad un esperimento sulle particelle elementari (quarke strange?), ma fin da subito qualcosa non va per il verso giusto, l'impianto esplode e, per un momento, appare un mondo alieno, che si sovrappone al nostro.
E purtroppo non è un'impressione, strane creature degne della fantasia di Lovecraft sembrano avere invaso le strutture di questi laboratori...
Allora il nostro scienziato, che tanto gracile non è, decide di fuggire dai laboratori, ma l'impresa si rivelerà titanica, essendo questi crollati in parte o in toto, pullulanti di creature letali, dalle più piccole a quelle enormi.
E poi non abbiamo ancora l'accesso a certe zone, e dovremo spesso farci aiutare dagli scienziati e dalle guardie presenti...
Bhe, per fortuna che poi arriva la cavalleria, ecco i marines, vengono a salvarci, e noi non stiamo più nella pelle dalla gioia... ma...
Ma i marines ci sparano contro, nessuno deve sopravvivere, alieno o umano che sia, perchè nessuno sappia.
E così da un certo punto dovremo stare pure attenti alle squadre dei militari, armati fino ai denti e totalmente privi di pietà.
Ma chi sarà quel misterioso individuo con una valigetta che se ne va in giro tranquillamente e cerca di sfuggirci?
Un videogioco fantastico, una vera e propria esperienza, un'avventura da vivere fino in fondo, impegnandosi al massimo (non è certo facile), coinvolgente fino alle 3:00 di notte, quando i vostri occhi implorano pietà.
Paura e curiosità, e molta azione
E poi è arrivato Halo, forse la più entusiasmante e immersiva avventura videoludica mai realizzata fino a questa momento. Grazie alla potenza della migliore console in circolazione, la X-Box, Halo gode di azione frenetica, grafica bellissima e totale libertà di movimento dentro a enormi livelli che compongono la struttura di Halo, un enorme anello che viaggia nello spazio e che due razze, la nostra e i Covenant, si contenderanno a colpi di laser, per scoprirne i segreti più reconditi.
Segreti che, francamente, sarebbe stato meglio lasciare sepolti (indovinate qual è l'unica cosa di cui persino i Covenant hanno paura...) dal momento che Halo è...
E a proposito di segreti, il nostro alterego, che al solito impersoniamo in soggettiva, viene da tutti chiamato Capo, e indossa una tuta spaziale che ne nasconde completamente le fattezze.
Non sarà che il Capo possa essere...?
Anche stavolta ci troviamo di fronte una trama intrigante, oltre che a un gioco tutto azione da vivere fino alla (difficile) fine.
Una tra le cose che ho apprezzato di più è il fatto che i Covenant attaccano in squadroni, riportandomi ai tempi di Doom, quando i nemici erano tanti e non bisognava girare delle ore per affrontarne uno (vero Unreal?). In più l'intelligenza artificiale è notevole, e capiterà spesso di trovarsi vittima di imboscate e furbizie che da un computer non ci aspetteremmo mai.
Pare che se ne farà un film.
Questi i videogiochi in soggettiva, poi ci sono quelli in terza persona. Naturalmente l'ispiratore è sempre Resident Evil, che a sua volta deve avere preso parecchie idee dal vecchio Alone in the dark (come al solito i giapponesi non hanno inventato nulla, portano solo alla perfezione idee altrui).
Vari i cloni, dal buon Extermination, con un'ambientazione tipo "La cosa", fino al terrificante Silent Hill 2, che è poi quello di cui voglio parlare.
Non ho giocato al primo, che mi dicono simile, comunque sia... ci ritroviamo nella città pacifica di Silent Hill, tanto pacifica che sembra un mortorio, e infatti lo è.
Cominciamo ad esplorare, ma non c'è nessuno, solo una nebbia cupa e qualche suono lontano... e poi improvvisamente troviamo una radio scassata, che emette un ronzio inquietante, e che, da quando l'abbiamo raccolta, sembra aumentare di intensità.
Ci giriamo, ed ecco una creatura grottesca, vagamente antropomorfa, che ci viene lentamente ma inesorabilmente incontro. Raccogliamo una sbarra di metallo e la picchiamo sul corpo deforme finchè quello non cade a terra, morto del tutto.
E così ci accorgiamo che, ogni volta che una di quelle spaventose creature ci si avvicina, la radio comincia a crepitare, e in questo modo siamo avvisati... ma non è che questo ci tranquillizzi molto, anzi.
Comunque siamo nella città, dove tanto tempo fa amammo una donna oggi morta da tempo, e ben presto ne incontriamo una, che le assomiglia tanto. Ma non sarà mica l'inferno questo, vero?
Ci sono altri sopravvissuti, pochi, un ragazzo ciccione e violento, e una bambina dispettosa. E poi c'è lei... Maria, che ci ricorda tanto il nostro amore perduto.
Procedendo nell'esplorazione della città, abitata da queste creature che sembrano uscite dai quadri di Francis Bacon, scopriamo verità sempre più inquietanti, ma non è detto che troveremo quella ultima.
E quei libri di magia nera, terrificanti grimori, che si trovano in una cella della prigione, a cosa saranno serviti?
Una piccola annotazione, ormai hanno delle trame più intriganti e meglio articolate certi videogames che molti film o bestseller prodotti in quantità industriali.
E così per il momento termina questa carrellata sui videogiochi... attendo al varco che Emanuela, che di solito è indifferente al fascino del joystick, ci parli del suo amato Abe e del mondo di Oddworld.
Niccolò