Ian Watson "Il mistero dei Kyber" (Urania n.1431)


Watson è da sempre uno tra i più inclassificabili scrittori di fantascienza. La sua narrazione è piuttosto lucida, ma allo stesso tempo affronta delle tematiche che stanno a metà tra l'allucinante e il mistico, pescando le sue teorie solo lui sa dove, tra astruse divagazioni junghiane e chissà cos'altro...
Questo romanzo, del 1981 ma pubblicato in Italia a Natale del 2001, ricorda vagamente un suo racconto scritto quasi contemporaneamente, "L'occhio della rana", che appariva nell'antologia "Cronomacchina molto lenta" (Urania n.838), dove un gruppo di specialisti si industriava nel tentativo di capire una razza aliena, troppo aliena.
E proprio questo è il compito del gruppo di scienziati di varie razze spediti su Kyber. Tra di loro c'è Keiko, una ragazza giapponese esperta di linguistica, che sarà la prima a capire cosa si nasconda dietro agli abitanti del pianeta, strani esseri biomeccanici che assomigliano alle appuntite statue di Giacometti.
Come succede spesso, Watson riesce a trasmettere dei brividi che solo lui sa risvegliare in chi ha la pazienza di seguirlo per sentieri poco battuti.

p.s.: in quanti hanno riconosciuto negli alieni di "A.I. Intelligenza artificiale" i Kyber, considerando poi che Watson è stato l'autore della riduzione del racconto di Aldiss al cinema?

Niccolò

Ian Watson "L'enigma dei visitatori" (Nord)


Romanzo già apparso su Urania con il titolo "La doppia faccia degli ufo".
Doppia faccia perchè, secondo Watson, gli UFO esistono e non esistono allo stesso tempo, un po' come le particelle elementari.
La storia ha inizio con un adolescente che, sotto ipnosi, rivela di avere avuto un incontro ravvicinato con un UFO e poi un rapporto sessuale con Loova, la seducente aliena che vi stava a bordo.
Lo psichiatra Deacon, che lo sta analizzando per i suoi studi sugli stati di coscienza profondi, inizialmente non crede alla faccenda, anche perchè i nomi dei gentili alieni sembrano ricordare quelli delle divinità di uno dei poemi misticheggianti di William Blake, ma ben presto dovrà ricredersi, dal momento che strane e variegate creature come gnomi, men in black, pterodattili, globi di luce, santoni sufi e alieni di vare razze entreranno nella loro vita e la sconvolgeranno... persino un grimorio di magia nera, il "Lemegeton", farà la sua apparizione tra le mani di chi cercherà di districare l'inestricabile matassa.
Questo, nonostante l'argomento possa sembrare banale (e la trattazione di Watson non lo è affatto) è davvero un libro inquietante, e forse proprio a causa delle complesse dissertazioni che cercano di spiegare l'origine di queste creature e dei loro strambi macchinari.
In effetti è curioso rilevare come, storicamente, i rapimenti che oggi vengono attribuiti agli omini grigi, un tempo fossero compiuti da fate, gnomi e folletti... è come, rileva Watson, se il fenomeno esistesse da sempre (quindi non alieno, ma proprio terrestre), pur assumendo, in linea con i tempi, vesti differenti.
In quanti sanno che in effetti l'avvistamento di dischi volanti è cominciato subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e, casualmente, proprio in America dove le prime illustrazioni di questi dischi apparivano sulle copertine di Amazing stories?
Prima di allora, nei cieli, si erano sempre visti altri tipi di oggetti volanti non identificati, come per esempio dirigibili quando ancora non esistevano i dirigibili, oppure angeli che scendevano dalla scala di Giacobbe, etc...
Chi vede gli UFO, probabilmente, li vede davvero, ma non è detto che essi esistano... almeno non come astronavi di alieni... che avesse ragione Jung?

Niccolò

Ian Watson